Lorenzo FerrariVIEW PROFILE →
L'UE stringe sulle criptovalute: vietate le transazioni con 14 piattaforme accusate di aggirare le sanzioni russe
Con il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, adottato il 23 luglio, l'Unione europea vieta a persone e imprese europee qualsiasi transazione con 14 piattaforme di servizi in criptovalute, tra cui HTX ed EXMO. Il divieto entra in vigore ad agosto e introduce anche il potere inedito di blocc
L'Unione europea alza ancora la pressione sul mondo delle criptovalute. Con il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, adottato dal Consiglio dell'UE il 23 luglio 2026, Bruxelles vieta a persone e imprese europee qualsiasi transazione con 14 piattaforme di servizi in criptovalute. Le misure entrano in vigore ad agosto e segnano un netto inasprimento della linea europea.
Tra le piattaforme colpite figurano nomi noti del settore, come l'exchange HTX, legato a Justin Sun, ed EXMO, oltre a operatori come BitPapa e Rapira. Nessuna di queste ha sede nell'Unione. Si trovano infatti in Paesi terzi quali Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia, fuori dalla portata diretta delle regole europee.
È importante capire la natura esatta della misura. Non si tratta di un congelamento di beni, ma di un divieto di transazione. In pratica, i cittadini e le aziende dell'UE non possono più intrattenere rapporti con queste piattaforme, né direttamente né indirettamente. Il divieto copre pagamenti, servizi di intermediazione, custodia e persino i collegamenti tecnici come le interfacce di programmazione, o API.
Perché queste piattaforme
La ragione dietro la lista è chiara secondo il Consiglio dell'UE. Queste piattaforme avrebbero funzionato come canali attraverso cui entità russe già sanzionate spostavano fondi e aggiravano le restrizioni esistenti. In altre parole, sono state individuate come strumenti concreti di elusione delle sanzioni, e non come semplici operatori commerciali qualsiasi.
Sul piano giuridico, le nuove misure prendono forma attraverso il Regolamento (UE) 2026/1844, che modifica il precedente Regolamento (UE) numero 269 del 2014, ossia il testo cardine delle sanzioni contro la Russia. Il capitolo cripto è inserito in un pacchetto più ampio che colpisce duramente anche il settore energetico e i servizi finanziari russi.
L'azione europea non è isolata. Le designazioni si inseriscono in uno sforzo coordinato a livello internazionale, dopo che il Regno Unito aveva già colpito le stesse entità di questa rete il 26 maggio 2026. Questo allineamento tra alleati occidentali rende più difficile per le piattaforme sanzionate spostarsi semplicemente da una giurisdizione all'altra.
Il vero cambiamento

La novità più significativa non riguarda però le singole piattaforme. Il pacchetto introduce un potere del tutto inedito, ossia la facoltà per l'UE di vietare i servizi in criptovalute provenienti da interi Paesi terzi, quando questi facilitano l'elusione delle sanzioni russe. Si passa così da un approccio caso per caso a uno strumento che agisce a livello di intera giurisdizione.
Le implicazioni sono notevoli. Invece di inseguire una a una le piattaforme sospette, l'Unione potrà ora tagliare fuori i servizi cripto di un intero Stato. Si tratta di una leva molto più ampia e rapida, che cambia profondamente il modo in cui le società del settore devono valutare i rischi legati alle diverse aree geografiche in cui operano.
Il mondo delle criptovalute ha già iniziato a reagire. A metà agosto, l'exchange Binance ha bloccato HTX e altre piattaforme, segnale di come gli operatori si stiano adeguando. I team di conformità di tutto il settore devono ora verificare con attenzione queste designazioni e le giurisdizioni coinvolte, per evitare di violare le nuove regole europee.
Cosa cambia per l'Italia e l'Europa
Per gli utenti e le imprese italiane ed europee, il messaggio è diretto. Chi opera nel settore deve assicurarsi di non effettuare transazioni con le piattaforme elencate, neppure tramite servizi di custodia o collegamenti tecnici. Questo obbligo si somma al carico di adempimenti già introdotto dal regolamento MiCA e dalla comunicazione automatica dei dati fiscali.
Il quadro complessivo mostra un'Unione europea che utilizza sempre di più le sanzioni cripto come strumento di politica estera. Ciò riflette quanto le criptovalute siano diventate un canale potenziale per aggirare le restrizioni, e con quanta determinazione le autorità stiano ora cercando di chiudere quella via, colpendo sia i singoli operatori sia intere aree del mondo.
Nei prossimi mesi sarà decisivo osservare se e come l'UE userà il nuovo potere a livello di Paese, quante altre piattaforme finiranno nella lista e come reagirà l'industria. Per gli investitori e le aziende italiane, restare in regola significa ormai seguire non solo le norme fiscali, come l'imposta al 33 per cento sulle plusvalenze cripto, ma anche gli elenchi delle sanzioni.





