Lorenzo FerrariVIEW PROFILE →
Criptovalute in Italia, finito il periodo transitorio del MiCA: solo nove soggetti autorizzati a operare
Dal 1 luglio 2026 è terminato il periodo transitorio del regolamento europeo MiCA. In Italia, Consob e Banca d'Italia hanno autorizzato soltanto nove soggetti a offrire servizi sulle cripto-attività.
Il mondo delle criptovalute in Italia ha vissuto nel 2026 un momento di svolta decisivo dal punto di vista normativo. Con la fine del periodo transitorio previsto dal regolamento europeo, il settore entra in una fase completamente nuova, caratterizzata da regole più stringenti e da un numero molto limitato di operatori autorizzati.
La fine del periodo transitorio
Il passaggio più importante riguarda la conclusione del periodo transitorio del regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, noto con la sigla MiCA. Come comunicato ufficialmente, tale periodo si è concluso il 1 luglio 2026, data dopo la quale i servizi legati alle cripto-attività sono riservati esclusivamente ai soggetti autorizzati.
Fino a quella data, molti operatori avevano potuto continuare a lavorare sulla base dei precedenti regimi nazionali. Con l'entrata in vigore piena delle nuove regole, invece, soltanto le imprese che hanno ottenuto una specifica autorizzazione possono offrire i propri servizi ai clienti italiani ed europei in modo pienamente legale.
I nove soggetti autorizzati

In Italia, le autorità di vigilanza hanno autorizzato complessivamente nove soggetti a operare nel settore. Si tratta di otto imprese classificate come fornitori di servizi per le cripto-attività, oltre a una banca. L'elenco comprende realtà come CheckSig, Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia, Riv Digital e Young Platform.
A completare la lista dei soggetti abilitati figura anche Banca Sella, che ha notificato la propria intenzione di offrire servizi legati alle cripto-attività. La presenza di un istituto bancario tradizionale accanto agli operatori specializzati testimonia il progressivo avvicinamento del mondo finanziario classico a quello degli asset digitali.
Il ruolo di Consob e Banca d'Italia
Le autorizzazioni sono state gestite congiuntamente dalle due principali autorità di vigilanza del Paese, ovvero la Consob, che si occupa dei mercati finanziari, e la Banca d'Italia, la banca centrale nazionale. Le due istituzioni hanno diffuso un comunicato congiunto per illustrare nel dettaglio la nuova situazione del settore.
Nel loro comunicato, le autorità hanno ricordato con chiarezza che la prestazione di questi servizi senza la necessaria autorizzazione costituirebbe una violazione delle norme europee. Gli operatori privi di abilitazione devono quindi cessare le proprie attività, procedendo a una liquidazione ordinata dei conti dei propri clienti.
Le tutele per gli investitori
Un aspetto centrale del nuovo quadro normativo riguarda la protezione degli investitori. Le autorità hanno invitato i risparmiatori a verificare l'affidabilità dei fornitori consultando il registro ufficiale gestito a livello europeo, in modo da assicurarsi di affidarsi soltanto a soggetti che risultano effettivamente autorizzati a operare.
È stato inoltre raccomandato di controllare con attenzione quale sia l'esatta entità giuridica che eroga il servizio, evitando di confondere la società autorizzata con eventuali società affiliate. Nel caso in cui un fornitore risulti privo di autorizzazione, gli investitori sono invitati a trasferire i propri fondi verso operatori abilitati oppure su portafogli personali.
Le novità sulla tassazione
Accanto alle regole sulle autorizzazioni, il 2026 ha portato importanti cambiamenti anche sul fronte fiscale. Secondo le informazioni disponibili, è previsto un aumento dell'aliquota sulle plusvalenze derivanti dalle criptovalute fino al 33 per cento, anche se il dibattito sulla possibilità di mantenere l'aliquota al 26 per cento è rimasto piuttosto acceso.
Un'altra novità di rilievo riguarda la soglia di esenzione. La precedente franchigia di 2.000 euro sulle plusvalenze è stata infatti eliminata, rendendo così imponibili anche i guadagni di importo più contenuto. Tra gli eventi rilevanti ai fini fiscali rientrano la conversione delle criptovalute in denaro tradizionale e il loro utilizzo per effettuare acquisti.
Un mercato in forte crescita
Nonostante l'inasprimento delle regole, l'interesse degli italiani verso le criptovalute rimane molto elevato. Secondo le stime disponibili, entro la fine del 2025 più di 3,6 milioni di italiani deterranno asset digitali. Si tratta di un dato molto significativo, che conferma quanto il fenomeno si sia ormai radicato profondamente nel Paese.
Sul piano normativo, inoltre, la Consob ha adottato nel corso del 2026 le linee guida elaborate dall'autorità europea competente in materia di mercati e strumenti finanziari. Questo passaggio contribuisce ad allineare l'Italia al quadro comune europeo e a chiarire come vadano classificati i diversi tipi di token presenti sul mercato.
Uno scenario più maturo
Nel complesso, il 2026 segna per l'Italia il passaggio a uno scenario più maturo e regolamentato nel campo delle criptovalute. La riduzione del numero di operatori autorizzati, unita a una tassazione più severa e a maggiori tutele per gli investitori, delinea un mercato destinato a diventare più trasparente ma allo stesso tempo più selettivo.





