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Criptovalute in Italia, dal 2026 la stretta fiscale: aliquota al 33% e nuovo Tavolo di vigilanza

markets2026-08-19 · 3 min read · 65 reads

Con la legge di bilancio 2026, in Italia le plusvalenze sulle criptovalute passano all'aliquota ordinaria del 33%, mentre le stablecoin in euro restano al 26%. Nasce anche un Tavolo permanente di controllo sul settore.

Il 2026 segna un punto di svolta per il mondo delle criptovalute in Italia. Con la nuova legge di bilancio, il legislatore ha deciso di rivedere in profondità il trattamento fiscale delle cripto-attività, inasprendo la tassazione e introducendo al tempo stesso nuovi strumenti di controllo e di vigilanza su un settore in continua espansione.

Aliquota ordinaria al 33%

La novità più rilevante riguarda l'aliquota applicata alle plusvalenze. A partire da questo anno, i guadagni realizzati sulla generalità delle cripto-attività, Bitcoin e altre monete digitali comprese, sono soggetti all'aliquota ordinaria del 33%. Si tratta di un aumento sensibile rispetto al regime precedente, che pesa in modo diretto sulle tasche degli investitori.

Ad accompagnare questo inasprimento arriva anche l'abolizione della vecchia soglia di esenzione. In passato le plusvalenze erano tassabili solo oltre una certa cifra, ma questa franchigia è stata definitivamente cancellata. Il risultato è che ogni guadagno diventa imponibile, indipendentemente dall'importo detenuto o realizzato dal singolo contribuente.

Le stablecoin in euro restano al 26%

Non tutte le operazioni, però, subiscono lo stesso trattamento. I token di moneta elettronica denominati in euro, ovvero le stablecoin ancorate alla moneta unica e conformi al regolamento europeo MiCA, continuano a beneficiare dell'aliquota agevolata del 26%. Il legislatore ha quindi scelto di distinguere con chiarezza questi strumenti dal resto del mercato.

Per rientrare in questa categoria agevolata, i token devono rispettare requisiti precisi. In base al regolamento MiCA, devono avere un valore stabilmente ancorato all'euro e mantenere i fondi di riserva interamente in attività denominate in euro, presso soggetti autorizzati nell'Unione Europea. Non basta dunque dichiararsi stablecoin per ottenere automaticamente il beneficio.

Le conversioni non fanno scattare la tassa

Un aspetto importante riguarda le semplici conversioni. La normativa chiarisce che la mera conversione tra euro e token di moneta elettronica denominati in euro non costituisce realizzo di plusvalenza o minusvalenza. Lo stesso vale per il rimborso in euro del loro valore nominale, che non genera quindi alcun obbligo fiscale immediato per chi lo effettua.

Questa precisazione è tutt'altro che secondaria. Significa che spostare valore tra euro e stablecoin conformi non viene considerato un momento imponibile, offrendo agli operatori uno strumento più flessibile per gestire la liquidità. È un riconoscimento del ruolo particolare che queste monete digitali stabili svolgono ormai all'interno dell'intero ecosistema.

Nasce il Tavolo permanente di vigilanza

Il nuovo Tavolo riunisce autorità fiscali, di vigilanza e operatori del settore cripto. (Immagine illustrativa)
Il nuovo Tavolo riunisce autorità fiscali, di vigilanza e operatori del settore cripto. (Immagine illustrativa)

Accanto alle novità fiscali, la legge introduce anche una nuova struttura di controllo. Viene istituito un Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività e sulla finanza innovativa, pensato per monitorare da vicino un comparto in rapida evoluzione. Il decreto istitutivo dovrà arrivare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio.

La composizione di questo Tavolo è particolarmente ampia e qualificata. Vi siedono i rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze, della Guardia di finanza, della CONSOB, della Banca d'Italia, dell'Unità di informazione finanziaria e dell'Agenzia delle entrate. A questi si aggiungono le associazioni più rappresentative del settore ed esperti del mondo accademico.

La presenza contemporanea di autorità fiscali, di vigilanza e investigative accanto agli operatori del settore e agli accademici disegna un organismo dal respiro molto ampio. L'obiettivo dichiarato è seguire l'evoluzione del mercato, prevenire gli abusi e favorire un dialogo costante tra istituzioni e attori privati. Per i membri non è prevista alcuna forma di compenso.

Più trasparenza con la direttiva DAC8

Il quadro si completa sul fronte della trasparenza. All'inizio del 2026 entra in vigore la direttiva europea nota come DAC8, che obbliga gli operatori del settore a identificare i clienti, a verificarne la residenza fiscale e a monitorarne movimenti e saldi. Queste informazioni devono poi essere trasmesse alle autorità fiscali nazionali, riducendo in modo netto gli spazi di opacità.

Nel complesso, il 2026 delinea per le criptovalute in Italia un contesto molto più regolato e sorvegliato rispetto al passato. Da un lato l'aumento dell'aliquota e la fine delle esenzioni rendono più oneroso investire, dall'altro il nuovo Tavolo e la maggiore trasparenza puntano a dare al settore regole chiare. Per gli investitori, comprendere queste novità diventa ormai un passaggio indispensabile.

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