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Dal Bitcoin a SpaceX: la più grande banca italiana taglia l'ETF sul Bitcoin e scommette sul razzo di Musk

markets2026-08-18 · 3 min read · 123 reads

Intesa Sanpaolo ha ridotto del 94% la sua posizione nell'ETF Bitcoin di BlackRock e, nello stesso trimestre, ha costruito una partecipazione da 966 milioni di dollari in SpaceX, diventata la sua prima azione statunitense.

La più grande banca italiana ha impresso una svolta al suo rapporto con le criptovalute. In un documento depositato presso la SEC statunitense, relativo al trimestre chiuso il 30 giugno 2026, Intesa Sanpaolo ha rivelato di aver ridotto drasticamente la sua esposizione all'ETF sul Bitcoin di BlackRock, spostando l'attenzione su una partecipazione miliardaria in SpaceX.

Il taglio è stato netto. La banca ha ridotto la propria posizione nell'ETF Bitcoin di BlackRock, noto con il ticker IBIT, del 94 per cento, passando da 646.809 a 40.723 azioni. Un ridimensionamento che segna un cambio di rotta rispetto all'espansione nel mondo crypto messa in atto solo pochi mesi prima.

Al posto del Bitcoin, il gruppo ha costruito una scommessa sullo spazio. Il deposito mostra una partecipazione in SpaceX da circa 966,42 milioni di dollari, pari a circa 5,66 milioni di azioni ordinarie di classe A. Quella posizione da sola vale circa il 33 per cento dell'intero portafoglio azionario statunitense della banca, stimato attorno ai 2,92 miliardi di dollari.

Da esperimento crypto a prima azione americana

Un lancio spaziale, immagine illustrativa. La scommessa su SpaceX ha preso il posto di gran parte dell'esposizione al Bitcoin nel portafoglio della banca.
Un lancio spaziale, immagine illustrativa. La scommessa su SpaceX ha preso il posto di gran parte dell'esposizione al Bitcoin nel portafoglio della banca.

SpaceX è così diventata la principale partecipazione statunitense di Intesa Sanpaolo, come sottolineato anche da Bloomberg. Con le successive oscillazioni di mercato, il valore della quota è sceso a circa 809 milioni di dollari a metà agosto 2026, ma resta comunque una delle voci più pesanti del portafoglio azionario del gruppo.

Il contrasto con l'inizio dell'anno è evidente. Tra la fine del 2025 e il 31 marzo 2026, Intesa aveva più che raddoppiato la propria esposizione alle criptovalute, portandola da circa 100 milioni a circa 235 milioni di dollari. In pochi mesi la banca era entrata in modo deciso nel mondo degli asset digitali.

Quel portafoglio crypto era articolato. Comprendeva circa 81,17 milioni di dollari nell'ETF Bitcoin di ARK 21Shares, quasi 25 milioni in azioni dirette dell'IBIT di BlackRock e una nuova posizione in opzioni call sullo stesso IBIT da circa 95,9 milioni. A questi si aggiungevano una prima esposizione all'Ethereum e una posizione in XRP tramite un prodotto di Grayscale.

Solo un test, secondo la banca

L'approccio prudente era stato chiarito fin dall'inizio dai vertici. L'amministratore delegato Carlo Messina aveva dichiarato, già a gennaio 2025, che si trattava di un test e che il gruppo non sarebbe diventato un operatore del Bitcoin. Le cifre confermano quella linea, dato che l'esposizione crypto rappresentava appena lo 0,017 per cento del bilancio.

È importante ricordare la natura di queste operazioni. Non si tratta di prodotti offerti alla clientela, ma di attività di trading proprietario condotte dalla banca sul proprio bilancio, che con circa 1.400 miliardi di euro di attivi totali è il maggiore istituto italiano. Le somme in gioco, per quanto rilevanti, restano marginali rispetto alle dimensioni del gruppo.

Cosa dice questa mossa

La scelta di ridurre il Bitcoin e puntare su SpaceX racconta molto delle priorità del momento. In un anno difficile per le criptovalute, con il Bitcoin in una fase ribassista, l'azienda spaziale di Elon Musk, ancora privata ma molto ambita dagli investitori, appare agli occhi della banca come una scommessa di crescita più solida.

Il caso Intesa si inserisce in un movimento più ampio delle banche europee verso gli asset alternativi e digitali. Diversi istituti del continente hanno iniziato a investire direttamente nel settore, mentre un consorzio di grandi banche europee lavora a una stablecoin in euro conforme al regolamento MiCA, prevista per la seconda metà del 2026.

La notizia va però letta con cautela. Un deposito trimestrale fotografa una situazione a una data precisa, e le posizioni possono cambiare rapidamente. La stessa banca aveva mostrato in passato una certa disinvoltura nel ruotare le proprie scommesse, uscendo per esempio quasi del tutto da un ETF legato a Solana nei mesi precedenti.

Resta da vedere se questa rotazione dal Bitcoin verso lo spazio sia una scelta duratura o un semplice riposizionamento tattico. Per il mercato italiano, il messaggio è comunque chiaro: anche le grandi banche trattano ormai le criptovalute come una classe di attivo tra le altre, da comprare e vendere a seconda delle prospettive di rendimento.

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