Lorenzo FerrariVIEW PROFILE →
Nove operatori per 2,8 milioni di italiani: come il MiCA ridisegna il mercato crypto
Con la fine del periodo transitorio del MiCA, in Italia possono operare solo nove soggetti autorizzati, mentre i possessori di crypto sfiorano i 2,8 milioni. Un'analisi serena della nuova geografia del mercato.
Chi come me segue il mondo delle criptovalute sa che spesso le notizie più importanti non riguardano il prezzo del Bitcoin, ma le regole che governano il mercato. Ed è proprio qui che il 2026 segna una svolta storica per l'Italia. Con la piena applicazione del regolamento europeo MiCA, la mappa di chi può offrire servizi crypto nel nostro Paese è cambiata radicalmente. Vale la pena osservare i numeri con calma.
Solo nove operatori autorizzati
Dal primo luglio 2026 è terminato il periodo transitorio: da quella data i servizi sulle cripto-attività rivolti ai clienti residenti nell'Unione Europea sono consentiti soltanto ai soggetti autorizzati come CASP. In Italia, secondo il comunicato congiunto di Consob e Banca d'Italia, risultano otto CASP approvati, ai quali si aggiunge Banca Sella come intermediario bancario vigilato, per un totale di nove operatori abilitati. Il primo in assoluto è stato CheckSig, a maggio.
Una base di 2,8 milioni di utenti
Il dato più interessante nasce dal confronto. Mentre l'offerta si restringe a pochi soggetti selezionati, la domanda continua a crescere. Secondo l'Osservatorio Blockchain e Web3 del Politecnico di Milano, aggiornato ad agosto 2026, in Italia si stimano circa 2,8 milioni di possessori di cripto-attività. In altre parole, un mercato di milioni di persone si trova ora a essere servito da un numero di piattaforme che si conta sulle dita di due mani.
Chi controlla cosa
Dietro le quinte, la vigilanza è affidata a due autorità con ruoli distinti ma complementari. La Consob, guardiana dei mercati finanziari, si occupa dell'autorizzazione degli operatori, della loro condotta e dell'integrità complessiva del mercato. La Banca d'Italia, invece, presidia gli aspetti prudenziali e sistemici, tra cui la custodia degli asset, i sistemi di pagamento e la delicata supervisione in materia di antiriciclaggio. Un'architettura pensata per la fiducia.
Meno operatori, più fiducia?
La grande domanda è che cosa significhi tutto ciò per il singolo risparmiatore. Da un lato, avere meno piattaforme, ma tutte vagliate dalle autorità, dovrebbe tradursi in maggiore sicurezza e in una netta riduzione delle truffe che hanno segnato gli anni passati. Dall'altro, una minore concorrenza potrebbe ridurre le opzioni disponibili e, in prospettiva, incidere sui costi. È un classico equilibrio tra protezione e libertà di scelta.
Il mio pensiero
Personalmente accolgo con favore questa stretta, perché un mercato più ordinato è la premessa per una crescita sana e duratura. La vera sfida, però, sarà far sì che le regole non soffochino l'innovazione né spingano gli utenti verso piattaforme estere prive di controlli. Se sapremo mantenere questo equilibrio, credo che il 2026 sarà ricordato come l'anno in cui le criptovalute italiane sono finalmente diventate adulte.






