Lorenzo FerrariVIEW PROFILE →
Le aziende che scommettono tutto sul Bitcoin: ascesa e frenata delle 'tesorerie in criptovaluta'
Negli ultimi anni è nato un fenomeno tanto affascinante quanto rischioso: aziende quotate che trasformano il proprio bilancio in una gigantesca scommessa sul Bitcoin. Guidate da Strategy di Michael Saylor, che da sola detiene oltre 762.000 BTC, queste 'tesorerie in criptovaluta' mostrano nel 2026 en
Negli ultimi anni è nato un fenomeno tanto affascinante quanto rischioso nel mondo della finanza: aziende quotate in borsa che trasformano il proprio bilancio in una gigantesca scommessa sul Bitcoin. Sono le cosiddette "tesorerie in criptovaluta", e nel 2026 la loro parabola sta mostrando con chiarezza entrambi i suoi due volti.
Il modello inventato da Michael Saylor
L'idea è stata portata al successo da un nome ormai leggendario nel settore: Michael Saylor, con la sua società oggi chiamata semplicemente Strategy, l'ex MicroStrategy. Il principio è tanto semplice quanto radicale: usare la liquidità e il debito dell'azienda per accumulare Bitcoin come principale asset di riserva.
In pratica, invece di tenere in cassa euro o dollari, queste società convertono gran parte delle proprie risorse in criptovaluta, spesso ricorrendo anche a un consistente indebitamento. Il titolo in borsa diventa così, di fatto, un modo indiretto per investire in Bitcoin, con tutti i guadagni e i rischi che questo comporta.
Numeri da capogiro

Le dimensioni raggiunte da questo fenomeno sono davvero impressionanti. Strategy, la capofila indiscussa del movimento, detiene da sola oltre 762.000 Bitcoin, una quantità enorme che la rende di gran lunga la più grande tesoreria aziendale in criptovaluta al mondo, con l'obiettivo dichiarato di arrivare fino a un milione.
Dietro di lei si muovono altri protagonisti di rilievo. Al secondo posto figura Twenty One Capital, con oltre 43.000 Bitcoin, mentre la giapponese Metaplanet, spesso descritta come la risposta asiatica al modello di Saylor, occupa il terzo gradino del podio tra le società che hanno abbracciato questa audace strategia.
Proprio Metaplanet ben rappresenta l'ambizione del settore. Nel primo trimestre del 2026 ha acquistato altri 5.075 Bitcoin per circa 398 milioni di dollari, portando le sue riserve totali a poco più di 40.000 unità, e ha annunciato traguardi ancora più alti per i prossimi anni, oltre a un'espansione verso il mercato americano.
Il rischio nascosto della concentrazione
Dietro questi numeri all'apparenza trionfali, però, si nasconde un problema piuttosto serio. Negli ultimi tempi la domanda da parte delle altre aziende sembra essersi bruscamente raffreddata, tanto che diversi analisti parlano apertamente di un vero e proprio collasso dell'entusiasmo che aveva caratterizzato la fase iniziale.
I dati a disposizione sono piuttosto eloquenti. In un solo mese, la sola Strategy ha comprato circa 45.000 Bitcoin, mentre tutte le altre tesorerie aziendali messe insieme ne hanno acquistati appena un migliaio. Il risultato è che oggi Strategy detiene da sola circa il 76 per cento di tutti i Bitcoin in mano a queste società.
Questa fortissima concentrazione rappresenta un rischio evidente per l'intero comparto. Se un singolo attore domina in modo così schiacciante, le sorti di un intero settore finiscono per dipendere quasi interamente dalle scelte e dalla solidità di quell'unica azienda, con tutte le fragilità che inevitabilmente ne conseguono.
Chi ha comprato sul massimo
C'è poi un altro lato dolente, strettamente legato al tempismo degli acquisti. Diverse società sono entrate in modo aggressivo nel mercato proprio in prossimità dei massimi del ciclo, ritrovandosi con un prezzo medio di carico molto elevato, in alcuni casi superiore ai 107.000 dollari per singolo Bitcoin.
Con il successivo calo delle quotazioni, queste aziende si sono trovate profondamente in perdita sulle proprie posizioni. Nomi come la stessa Metaplanet o Nakamoto Holdings hanno pagato caro l'aver scommesso con decisione in un momento sbagliato, dimostrando quanto possa rivelarsi pericoloso questo tipo di strategia finanziaria.
Il modello delle tesorerie in criptovaluta, del resto, si fonda molto spesso su un uso importante della leva finanziaria, che amplifica sia i guadagni sia le perdite. Ciò può tradursi in un'estrema volatilità del titolo in borsa, ben più marcata rispetto a quella dello stesso Bitcoin che sta alla base dell'operazione.
La grande domanda, ora, è se questo modello riuscirà a sopravvivere a una fase di mercato meno euforica delle precedenti. Per l'investitore, italiano o meno, la lezione è chiara: dietro le storie di accumulo miliardario si nascondono meccanismi complessi e rischi concreti, e comprare azioni di una tesoreria in Bitcoin non è affatto la stessa cosa che possedere la criptovaluta in prima persona.






