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Le banche italiane scoprono le criptovalute: da Intesa a Banca Sella, l'ingresso nel mondo digitale

markets2026-08-26 · 3 min read · 0 reads

Le grandi banche italiane non stanno più a guardare. Tra il portafoglio crypto di Intesa Sanpaolo e la prima licenza MiCA di Banca Sella, il 2026 segna l'ingresso ufficiale del sistema bancario nel mondo degli asset digitali.

Le banche entrano in gioco

Per anni le criptovalute sono state viste dal mondo bancario tradizionale con una miscela di sospetto e diffidenza, considerate un fenomeno rischioso e ai margini della finanza seria. Nel 2026, però, questo atteggiamento è cambiato radicalmente, e alcune delle più importanti banche italiane hanno deciso di entrare ufficialmente e con convinzione nel mondo degli asset digitali.

Questa svolta non è frutto del caso, ma la diretta conseguenza di un quadro normativo europeo finalmente chiaro. Con il regolamento MiCA che ha stabilito regole precise su governance, custodia e tutela dei consumatori, gli istituti di credito hanno trovato il contesto sicuro di cui avevano bisogno per muoversi senza timore di sanzioni o incertezze giuridiche.

Il risultato è un cambio di paradigma tanto silenzioso quanto profondo. Le criptovalute smettono di essere un territorio riservato a investitori indipendenti e piattaforme specializzate, per entrare nei portafogli e nei servizi delle banche di sempre, quelle a cui gli italiani affidano da generazioni i propri risparmi e la propria fiducia.

Intesa Sanpaolo raddoppia la posta

Le banche italiane scoprono le criptovalute: da Intesa a Banca Sella, l'ingresso nel mondo digitale

L'esempio più eclatante di questo nuovo corso arriva dal più grande istituto del Paese, Intesa Sanpaolo. La banca ha più che raddoppiato la propria esposizione agli asset digitali, portando il valore del suo portafoglio crypto a circa 235 milioni di dollari entro la fine di marzo del 2026, partendo dai circa 100 milioni di fine 2025.

Questa crescita non è avvenuta in modo disordinato, ma attraverso strumenti regolamentati e diversificati. L'aumento è arrivato principalmente da fondi quotati legati a Bitcoin ed Ethereum, i cosiddetti ETF, a cui si è aggiunta una partecipazione di circa 26 milioni di dollari in XRP effettuata tramite la società Grayscale, segno di una strategia articolata.

Il fatto che la banca più importante d'Italia costruisca una posizione di tale entità manda un messaggio potente all'intero settore. Non si tratta più di un esperimento marginale, ma di una scelta di investimento vera e propria, che riconosce agli asset digitali un ruolo legittimo all'interno di un portafoglio finanziario moderno e diversificato.

Banca Sella apre la strada

Se Intesa investe, un'altra banca italiana ha invece scelto di offrire direttamente servizi ai propri clienti, aprendo una strada del tutto nuova. Banca Sella è diventata infatti il primo istituto italiano ad aver ricevuto l'autorizzazione a offrire servizi in criptovalute sotto il regolamento MiCA, completando la notifica alla Banca d'Italia il 27 maggio del 2026.

L'istituto con sede a Biella ha in programma di lanciare servizi di custodia e trasferimento di asset digitali entro la fine del 2026, rivolgendosi inizialmente a categorie selezionate di clienti. Si tratta di un passaggio storico, perché per la prima volta un cliente potrà gestire le proprie criptovalute all'interno del perimetro sicuro e vigilato di una banca tradizionale italiana.

Un euro digitale delle banche

L'ambizione di Banca Sella non si ferma però ai servizi nazionali, ma guarda a un progetto europeo di grande respiro. L'istituto è tra i membri fondatori di Qivalis, un consorzio composto da ben 37 banche europee che sta lavorando alla creazione di una stablecoin denominata in euro e pienamente conforme alle regole del MiCA.

Il peso di questa iniziativa è testimoniato dai nomi coinvolti, tra cui figurano colossi come ING, UniCredit, CaixaBank, KBC e Raiffeisen Bank International. Il consorzio punta a un lancio nella seconda metà del 2026, in attesa di ottenere la necessaria licenza di istituto di moneta elettronica dalla banca centrale olandese, un tassello decisivo del progetto.

Cosa significa per i risparmiatori

Per il cittadino comune, questo ingresso delle banche nel mondo crypto ha implicazioni molto concrete e in gran parte positive. Poter accedere agli asset digitali attraverso un istituto conosciuto e regolamentato offre maggiori garanzie in termini di sicurezza, custodia e tutela legale rispetto ad alcune piattaforme meno trasparenti operanti sul mercato.

Allo stesso tempo, questa maggiore accessibilità richiede anche una nuova consapevolezza da parte dei risparmiatori. Il fatto che una banca offra un prodotto non ne elimina la volatilità intrinseca, e l'educazione finanziaria resta fondamentale affinché l'entusiasmo per le criptovalute non si trasformi in scelte avventate e potenzialmente dannose per i propri risparmi.

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